
| Titolo originale | The Hurt Locker |
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| Diretto da | Kathryn Bigelow |
| Con | Guy Pearce, Ralph Fiennes |
| Scritto da | Mark Boal |
| Genere | Drammatico |
| Recensione di Luca |
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Il sergente William James è un pazzo come se ne incontrano tanti in guerra. Ancora di più perché oltre ai rischi impliciti nel fare il soldato, la sua specializzazione è giocare a roulette con la morte.
Fa l'artificiere, il sergente William James, e ci tiene a far bene il suo mestiere: ci tiene a rischiare la pelle. Estremo (e ultimo, verrebbe da sperare) esempio di una galleria di maschi ossessivi, perfezionisti al limite del suicida (di solito protagonisti di film di Michael Mann), i maschi testosteronici del nuovo millennio sono affetti da cupio dissolvi, da un parossistico desiderio di annullarsi nella propria missione, che siano crimilani, poliziotti, soldati o terroristi, antieroi e eroi convergono verso l'unico destino possibile: il suicidio. Il resto è guerra: sporca, calda, polverosa, fotografata e montata in modo impeccabile e senza il minimo possibile accenno di giudizio, punto di vidta presa di posizione: Hurt Locker sono due ore di mestiere folle e incomprensibile in un paese ostile, presi di mira da un popolo ostile, cercando di disinnescare ordigni per... per cosa esattamente? Non per diventar famosi e nemmeno tanto per vincere la guerra, e alla fine neanche per far bene il proprio lavoro. Per sfuggire all'orrore del quotidiano, verrebbe da dire guardando un'insensata distesa di prodotti tutti uguali. O per fare la differenza, mantenere la dioversità rifiutando in un mondo dove l'unica scelta possibile per sopravvivere è diventare uguali a tutti gli altri.
Adrenalinico
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