
| Titolo originale | Green Zone |
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| Diretto da | Paul Greengrass |
| Con | Matt Damon, Brendan Gleeson |
| Scritto da | Brian Helgeland |
| Tratto da | Rajiv Chandrasekaran |
| Genere | Drammatico |
| Recensione di Luca |
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Io non ho mai capito niente del complesso intreccio di origini, autori e messe in scena della serie di spionistici su Bourne scritti da Ludlum, interpretati da Matt Damon e girati da AAVV tra cui Greengrass. Non ne ho mai capito perché non me ne sono occupato: il thriller spionistico non mi appassiona e mi intrattiene solo quando è estremamente ben narrato e girato. Il primo Bourne mi ha un po' annoiato e l'ho mollato lì. Quindi quando vedo Greengrass e Matt Damon non capisco che in questo caso Luldum non c'entra ed è un'altra roba, al cinema ci capito quasi per caso e invece che a un thriller spionistico un po' fighetto con Damon fuori parte mi trovo davanti a un filmone di guerra coi fiocchi, i cui difetti (dialoghi un pochino semplicistici forse a causa della traduzione, eccesso di mano libera parkinsoniana di Greengrass, Damon ancora fuori parte, ma meno) sono nettamente inferiori ai pregi (ritmo mozzafiato, buona sceneggiatura, montaggio davvero notevole). Pregi tra cui non rientra necessariamente l'onestà: denunciare il fatto (e metterlo nero su bianco) che le WMD siano state una bufala non è coraggioso, oggi: lo sarebbe stato cinque anni fa. Oggi è solo scontato (magari non negli States, ma vabbè, io sono qui). In ogni caso, al di là di un'ingenuità e semplificazioni (esercito e CIA son fatti di gente onesta, i cattivi sono tutti tra i politici e il loro braccio armato, ovvero forze speciali e contractors) sta tutto in piedi, la macchina fila liscia, il filo del discorso e il tempo volano anche quando si perde un po' il filo del discorso; come in ogni buon thriller, d'altra parte.
Testosteronico
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